16/05/2012

Vanda Bianchi, partigiana «Sonia»

03/05/2012

L’allarme dell’Anpi Follonica per garantire “sicurezza” per tutti

La sezione Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Follonica presieduta dall’on. Gennaro Barboni, in crescita di iscritti ed iniziative, ha preso posizione sugli incendi notturni e sul camion dato di recente alle fiamme nell’Ilva. L’associazione, in un comunicato elaborato in questi giorni, tra le altre affermazioni, lancia un forte appello alla vigilanza e alla mobilitazione per garantire “sicurezza” per tutti: cittadini, lavoratori imprese. Cosi scrive l’Anpi Follonica:

In tempi recenti si susseguono a Follonica incendi a manufatti e automezzi, quali camion, gru, pancali, roulette, automobili. Il 19 aprile è stato dato alle fiamme un camion con autogrù di un’impresa abruzzese, cui l’amministrazione comunale ha di recente assegnato l’appalto dei lavori di ristrutturazione e completamento del teatro Fonderia Leopolda, parte del costituendo “parco centrale”. Il rogo è avvenuto all’alba, nei cantieri di lavoro collocati all’interno dello storico e centrale comprensorio dell’Ex Ilva. Proprietari degli automezzi, amministratori pubblici, forze dell’ordine, cittadini, si chiedono il perché e la natura di questi periodici eventi distruttivi. L’accaduto può essere considerato la ‘spia’ pesante, sia di un malessere, oppure di un tentativo di esportare, a Follonica, metodi malavitosi, da respingere ai mittenti, che minerebbero le basi della convivenza civile e democratica del nostro paese, rendendo così precaria la ‘Sicurezza’, come già avviene in tante parti del nostro Paese.

La Sezione Anpi di Follonica ricorda

le tradizioni popolari, pacifiche e democratiche del territorio, garanzia di ‘sicurezza’, riproposte anche durante la celebrazione della festa del 25 Aprile; l’opera del Comitato per la Costituzione, di Libera, dell’ associazione Articolo 21 e di altri organismi, attivi nel 2011, per l’affermazione della cultura della legalità, segnano una verità inconfutabile.

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28/04/2012

Didala Ghirarducci

All’indomani del 25 aprile ci ha lasciato una delle più splendide figure della “Resistenza” toscana. Encomiabile il suo ruolo di dirigente politico e di “Staffetta” partigiana.

Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscere DIDALA GHIRARDUCCI nei lunghi anni di militanza nell’ ANPI. Abbiamo  ammirato ed amato DIDALA come tutta la sua generazione tragica ed eroica, di cui esaltiamo la grandezza e avvertiamo la mancanza ed il grande vuoto.

Donne come Lei, oltre ai grandi meriti sanciti dalla storia, ci sono stati prodighi maestri ed esempi di abnegazione, altruismo, rigore etico, altezza di pensiero critico, coraggio nell’azione e forza nell’immaginazione di quella società di liberi ed uguali da cui verrà distillata la nostra Costituzione.

Da oggi, la nostra vita di militanti di tali ideali è più pesante: ma il debito umano contratto con i Partigiani, ci darà la forza per continuare il loro percorso, tenendo fermo nella mente e nel cuore un grido che è appello e speranza:-”Ora e sempre Resistenza”.

I compagni dell’Anpi di Bagno a Ripoli, di cui ho l’onore di essere Presidente, alzano la loro bandiera ed il loro pugno chiuso.

Luigi Remaschi

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25/04/2012

Discorso ANPI Celebrazione del 67simo del 25 Aprile 1945

Buongiorno a tutti i cittadini di Follonica Autorità, Rappresentative Militari, Partigiani, Giovani, amici della Resistenza e della Democrazia, un grazie da parte dell’ANPI a tutti Voi che siete presenti alla Celebrazione del 67° Anniversario della Insurrezione Nazionale del 25 Aprile 1945, il giorno della Liberazione.

Finalmente il 25 Aprile è la “Festa di tutti”. Così non è stato dal 1946, fino a pochi anni fa. Soprattutto erano i Partigiani, e le Istituzioni a ricordare e celebrare la data storica. Il 25 Aprile è la più bella festa italiana, è la festa della Liberazione, della libertà e della Democrazia.

Così, vogliamo ricordare il 25 Aprile 1945 che, è stata la sintesi di una lunga storia di lotte militari e lotta di popolo, dopo la lunga parentesi di dittatura iniziata nel 1924.

Un punto fermo nella storia, la Guerra Partigiana, è la guerra di un popolo contro i fascisti, coloro cioè che tradendo la nostra Patria, si misero al servizio del nazismo aggressore e dell’esercito occupante tedesco.

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25/04/2012

Buon 25 Aprile

Oltre il Ponte, di Italo Calvino e Sergio Liberovici, cantata da Modena City Ramblers

 

Non c’è una data che stabilisca quando la Resistenza iniziò. Come scrisse Piero Calamandrei, semplicemente,

Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini

La lotta partigiana in Italia fu caratterizzata dall’impegno unitario di tutto il fronte delle opposizioni che il fascismo con la violenza e la persecuzione aveva tentato di stroncare con ogni mezzo. Cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici, trovarono intesa ideale e organizzativa sotto il comune obiettivo della democrazia e della libertà. È in quella scelta che si trovano le radici dell’Italia repubblicana. È grazie a quella scelta, infatti, che venne a costituirsi il Comitato di Liberazione nazionale che dopo la cacciata dei nazisti e del fascisti fu la culla per il primo parlamento democratico e la fucina feconda della nostra Costituzione.

24/04/2012

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione.

 

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

19/04/2012

25 aprile 2012 a Follonica

 

21/03/2012

Il 22 marzo l’anniversario della Strage di Maiano Lavacchio

Grosseto: Il 22 marzo ricorre l’anniversario della strage di Maiano Lavacchio, dove, nel 1944, 11 ragazzi   furono fucilati perché si erano rifiutati di arruolarsi sotto le insegne della Repubblica di Salò. Una scelta coraggiosa che fu pagata con la vita. In questa occasione, ogni anno la Provincia e i Comuni di Grosseto e Magliano in Toscana,  con la collaborazione dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi), organizza una cerimonia di commemorazione per riaffermare l’adesione agli ideali di libertà e democrazia dei “Martiri d’Istia”: Giovedì 22 marzo, a Maiano Lavacchio (casa “Andrei”) a partire dalle 10 e 30 si terrà la funzione religiosa. A seguire la commemorazione ufficiale tenuta da Sergio Martini, presidente del Consiglio provinciale, alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni e di una cinquantina di giovani studenti dei comuni di Grosseto e Magliano in Toscana. Per l’occasione è stato organizzato un servizio gratuito di bus navetta con partenza alle 9 e 45 da Grosseto, via Alfieri.

da Maremmnews

19/03/2012

Placido Rizzotto

Corleone, 1948. Aveva 34 anni. Il sindacalista comunista Placido Rizzotto scompare misteriosamente nella notte del 10 marzo. Il giovane Placido Rizzotto, da bambino ha assistito all’arresto da parte dei carabinieri del padre, ingiustamente accusato di associazione a delinquere; durante la seconda Guerra Mondiale si trovava con l’esercito nel Nord Italia e dopo l’8 settembre del 1943 scelse di unirsi ai partigiani, testimone impotente di alcuni eccidi scampato alla violenza della guerra, torna nella sua terra natale alla fine della seconda guerra mondiale.

L’aver partecipato alla Resistenza aveva profondamente cambiato Placido Rizzotto, non poteva accettare la realtà corleonese fatta da pochi padroni terrieri, dei loro servi mafiosi e di moltissimi contadini in miseria, in una Corleone del dopoguerra ancora inevitabilmente regolata dall’incontrastabile legge del potere mafioso. Negli anni della guerra ha maturato una forte coscienza sociale e non può guardare inerte le ingiustizie che stanno accadendo nella sua comunità né tollerare l’appropriazione delle terre da parte della mafia e l’assunzione dei lavoratori per motivi esclusivamente nepotistici. Diviene sindacalista e cerca di organizzare i lavoratori per spingerli a vincere la paura e a resistere alle tirannie. Li spinge a occupare le terre e a distribuire a famiglie di contadini onesti quelle tenute incolte dalla mafia. La mafia non tarda a reagire, intimidisce i suoi compagni e lo isola in ogni modo.

Entra in conflitto anche con Lia, la ragazza che ama. Rizzotto non recede di un passo dai propri principi e dalla propria battaglia preferendo affrontare con coraggiosa determinazione un tragico destino. Rizzotto continua la sua battaglia, diventando a fatica Segretario della Camera del Lavoro della città, impegnato a sostenere i contadini nella lotta per l’occupazione delle terre, organizzava gli stessi ad occupare le terre dei boss locali, mettendosi a capo del movimento contadino per l’occupazione delle terre.

Era nel mirino di mafia e padroni, Placido aveva osato sfidare i boss mafiosi locali. Da subito si oppone al sistema malsano di assegnazione dei lavori e delle terre, cercando di guidare la forza propositiva della gente a combattere la mentalità delle minacce e del terrore. Si batte per l’applicazione dei “Decreti Gullo” che prevedevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte o malcoltivate dai proprietari agrari. Ancora una volta furono organizzati scioperi e rivolte. E ancora una volta ci furono violenti scontri tra mafiosi e contadini. Uno dei feudi che vengono assegnati alle cooperative agricole è quello di Strasatto dove comandava un giovane mafioso che diventerà tristemente famoso: Luciano Liggio. Tra Rizzotto e Liggio c’era già stato uno scontro che era finito male per il mafioso il quale si era ritrovato appeso all’inferriata della Villa comunale. Ovviamente tra i due non correva buon sangue.

A questo punto i padroni, i mafiosi e alcuni “pezzi” dello Stato decidono di farla finita una volta per tutte con questi “sovversivi”. Il primo maggio del 1947 cominciarono a seminare terrore con la strage di Portella delle Ginestre e negli anni successivi catturano e uccidono sistematicamente tutti i capi sindacali che osavano mettersi loro contro. Accanto a lui una serie infinita di piccoli uomini dalle mani sporche di terra e Lia, la giovane donna che si innamora di Placido, che con lui sogna, che per lui subisce uno “zio” insidioso, che dopo di lui fugge da quella terra che le ha tolto ogni speranza e ogni coraggio.

Nonostante gli avvertimenti della sua famiglia, e le attenzioni dei suoi fedelissimi collaboratori, Rizzotto non riesce a sottrarsi a una sorte che sembra quasi scontata. La sera del 10 marzo del 1948 viene sequestrato e ucciso Placido Rizzotto, scompare nel nulla e il suo corpo non fu mai ritrovato. La morte del sindacalista sconvolge tutta l’Italia democratica. La CGIL proclama uno sciopero generale contestando violentemente l’allora Ministro degli Interni Mario Scelba, del Governo di Alcide De Gasperi.

In questa realtà si intrecciano le vite di tanti personaggi che scriveranno, nel bene e nel male, la storia della seconda metà del Novecento: il giovane universitario Pio La Torre che sostituisce Rizzotto alla guida dei contadini corleonesi e che subirà la sua stessa tragica sorte; l’allora capitano Carlo Alberto dalla Chiesa, capo delle indagini sulla morte di Rizzotto, ucciso Generale in un attentato nel 1982; Luciano Liggio, mandante dell’omicidio di Placido Rizzotto, che diventerà uno dei più potenti boss della mafia siciliana. Le indagini, condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, porteranno all’arresto di Luciano Liggio, uno degli assassini di Rizzotto, e vennero alla ribalta due dei suoi fedelissimi luogotenenti: Totò Riina e Bernardo Provenzano, ed al ritrovamento dei miseri resti del sindacalista.

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06/03/2012

Sulla foto del Duce sul muro della fucilazione

La decisione del comune di Mezzegra di mettere la foto del Duce e della Petacci sul muro della fucilazione, su richiesta dei reduci della repubblica di Salò, a mio giudizio non è in sé grave. Quel fatto è accaduto, pochi ormai ne hanno memoria diretta, molti tra coloro che passano di lì non sanno nulla, la presenza di un “memento” può persino rendersi utile.

Quel che è veramente grave è la cultura sottesa a una simile scelta. Gli italiani non si vergognano del fascismo. Non hanno la consapevolezza di portare la responsabilità storica di aver partorito un’ideologia e un regime purtroppo esportati in mezzo mondo, Germania compresa, con i noti risultati. L’immagine del fascismo che molti italiani (soprattutto da Roma in giù) si sono costruiti è di una dittatura dolce, blanda, materna, che mandava gli oppositori in vacanza. Quanto all’immagine del Duce, è quella di un buon padre di famiglia e di un amante focoso, infaticabile redattore di diari che vengono pubblicati benché’ palesemente falsi, statista che fino al ’38 e alle vergognose legge razziali le aveva azzeccate quasi tutte; mentre nel ’38, al momento di stringere la funesta alleanza con Hitler, Mussolini aveva già provocato la morte di Gobetti, Matteotti, Gramsci, dei fratelli Rosselli, di don Minzoni; aveva fatto bastonare don Sturzo, un prete, e Piergiorgio Frassati, un santo. Aveva già fatto gasare gli abissini, chiuso nei lager o deportati libici (si visiti alle Tremiti il cimitero dove riposano i capi della resistenza libica, morti di tifo in prigionia), incarcerato migliaia di connazionali in quanto oppositori o semplicemente non omologati (omosessuali compresi). E ancora non era scoppiata la Seconda guerra mondiale, dal Duce fortemente voluta, che doveva lasciare l’Italia semidistrutta, privata dei suoi ebrei e invasa da eserciti stranieri, l’uno devastatore e l’altro liberatore, ma comunque destinati a spargere morte tra i civili, con le stragi e i bombardamenti. Non sarebbe male che la lapide di Giulino ricordasse agli italiani tutto questo…

Estratto da Antifascismo, valore imprescindibile di Aldo Cazzullo

13/02/2012

Grecia

Grecia

10/02/2012

Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava…

“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”

Benito Mussolini, discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920

03/02/2012

NO alla distorsione della memoria

I tentativi di sdoganare il fascismo nascondendone gli aspetti più atroci di dittatura colpevole di deportazioni, pulizie etniche e assassinii di massa sono stati messi in atto fin dall’immediato dopoguerra da una classe dirigente in gran parte collusa con il regime. Negli ultimi venti anni, complice la destra al governo, c’è stata un’accelerazione di questo processo che è sfociato in marchiane prove di revisionismo storico, non ultimo il disegno di legge di legge 3442 promosso dal PdL Gregorio Fontana che proponeva, di nuovo, l’equiparazione tra partigiani e repubblichini.

In questo clima culturale sono maturati i nuovi centri sociali di destra, dal più notorio Casa Pound a Casaggì, che anche in Toscana si è distinto per clamorose azioni di marcata ideologia fascista come la commemorazione dei franchi tiratori al cimitero di Trespiano fatta lo scorso 11 agosto, in concomitanza dell’anniversario della liberazione di Firenze.

Costola di Casaggì Frienze, il 22 novembre 2010 è nato a Grosseto il centro sociale “Casaggì Grosseto – Destra identitaria” che sabato scorso, 28 gennaio, pubblicizzava con un gazebo in piazza Duomo l’iniziativa “Foibe – corteo contro i crimini del comunismo”organizzata da Casaggì-destra identitaria, Giovane Italia e PdL a Firenze il 4 febbraio.

L’ANPI Provinciale non accetta che il Giorno del Ricordo – celebrazione istituita dalla L.92/2004 “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” – venga usata in chiave revisionistica come arma politica di legittimazione del fascismo.

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27/01/2012

Giovani ADERITE all’ANPI

26/01/2012

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